Stefano – Borse in pelle

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THE SURVIVING QUESTIONS

1. COME DEFINIRESTI QUELLO CHE FAI IN UNA FRASE?

Domandona! Da cosa si parte? Dal perché? No, non c’è un perché…io faccio questo mestiere perchè da sempre, sin da ragazzo ho pensato al lavoro come ad una realizzazione di se, qualcosa che uno vuol sentire nella testa, di suo. Io non faccio molta distinzione tra lavoro, la vacanza…io non ho hobbies, quello che faccio nella vita lo faccio perché mi piace farlo e spero di viverci – con scarsissimi risultati – però faccio questo mestiere perché mi piace lavorare in maniera autonoma, non è tanto fare il mestiere ma è come lo si fa. Io sempre pensato che non avrei mai potuto fare un lavoro subordinato in un’azienda dove si svolgono mansioni ripetitive – mi avrebbe ammazzato. Con tutto il rispetto per chi lo fa.

La decisione di lavorare il cuoio è dovuta al fatto che è un materiale che si presta benissimo alle lavorazioni, nel senso che più lo lavori più cambia, un po’ come il legno: più lo maneggi più lasci traccia del tuo lavoro. Più invecchia e più diventa bello, esattamente il contrario di noi umani.

Non è sempre così vantaggioso lavorare a casa, perchè lavorare a casa ti sembra di lavorare sempre ma non combini mai niente!

2. COS’HAI IMPARATO GRAZIE ALLE TUE MANI?

Io devo ringraziare le mie mani, perché mi hanno procurato da vivere, mi hanno permesso di far star bene i miei cari. Ho imparato a sopravvivere. Io ho sempre lavorato, avevo l’idiosincrasia per la scuola, mi veniva l’orticaria. Però grazie alle mie mani ho vissuto, mi son fatto la mia casa, quello che ho bisogno la maggior parte posso farmele da solo. Ho trovato una grandissima somiglianza tra mestieri molto distanti tra di loro, parlo di meccanismi mentali, come il muratore e l’orefice. In Italia ci abbiamo marciato per molto tempo su questa cosa quando in realtà una delle cose più importanti che c’è in Italia è frutto della mescolanza, non esiste una cosa “italiana” – prendi la pizza che è il pane azimo che mangiano nel medioriente, i pomodori vengono dall’America, il caffè arriva dall’Etiopia. Allora cos’è che vendi di italiano? La capacità di mettere insieme cose diverse, in Italia ci sono venuti tutti.

Ci preoccupiamo spesso di difendere la nazionalità, la lingua, i mestieri…per difendere i mestieri bisogna diffonderli, non bisogna chiudere le porte.

 3. SE DOVESSI SUGGERIRE AD UN ADOLESCENTE DI INTRAPRENDERE IL TUO STESSO PERCORSO, CHE COSA GLI DIRESTI?

Noi in italia abbiamo fatto molti danni, nel senso che i ragazzi italiani sono molto diversi dai ragazzi di altre parti del mondo, perché da qualche decennio stiamo passando il messaggio che lavorare è da stupidi, che avere degli interessi di questo genere non paga, che è molto veglio fare le veline ed i velini e lo abbiamo fatto attraverso tutti i mezzi di informazione che ciò che conta è fare quattrini facilmente, che non bisogna perder tempo. Ma questo non è colpa dei ragazzi. Quindi la prima cosa che direi ad un ragazzo è prendi il passaporto e vattene in giro per il mondo per tre anni, quando torni se ne riparla. Fortunatamente il mondo è molto migliore di quanto ci fanno credere ma per capirlo devi esserci stato.

Parlando un po’ più in generale, per intraprendere un mestiere come il mio il consiglio per un ragazzo è di farlo innamorare della vita, degli altri, del tempo perché è il tempo che è un grande nemico. La nostra società si sta evolvendo in due sole direzioni: miniaturizzazione e accelerazione dei tempi.

In un certo senso un po’ conservatori bisogna essere, ossia avere amore per le cose. Come fai ad innamorarti di una cosa che dura una settimana e poi la butti? Di cosa ti innamori? Di una suggestione…o dell’orgasmo di averla comprata.

Questo può sembrare fuori dal tema di cui parliamo ma come si fa a parlare di bravura, di mani, di mestieri quando non ci è dato modo di apprezzare quello che abbiamo?

THE SURVIVING STORY

Il lavoro di Stefano Parrini prende spunto dall’esperienza maturata nell’ambito della selleria e congiuntamente dalla sua passione per il viaggio e per il muoversi in genere. Infatti gli oggetti che egli produce sono prevalentemente zaini, borse, porta-documenti e altri manufatti utili sia per gli spostamenti quotidiani per lavoro o per diletto, che per viaggi più lunghi o per l’escursionismo. Mantenendosi fedele alla tradizione della selleria i suoi lavori sono completamente eseguiti a mano e cuciti con filo di lino cerato, utilizzando esclusivamente cuoio naturale a concia vegetale. Tutte le parti metalliche sono in ottone di fusione. La ricerca della armonia nelle forme e della indossabilità da luogo a oggetti unici nel loro genere , che in alcuni casi richiedono alcuni giorni di lavoro per un singolo capo, ottenendo manufatti robustissimi destinati a durare nel tempo. Completamente in controtendenza con la cultura dell’usa e getta che svilisce del tutto l’interazione fra l’oggetto e il suo possessore, in questo caso lo zaino o la borsa diventano testimonianza e memoria di esperienze condivise, ne portano i segni, mutano nel tempo e a loro volta ritrasmettono il potere che ne deriva al loro possessore. Può sembrare folle nei nostri tempi ma in tutte le culture si è sempre fatta menzione delle relazione di potere che si instaurano fra gli umani e gli oggetti di cui si circondano e utilizzano quotidianamente. Questa è la filosofia di lavoro di Stefano Parrini.

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